SEDE PROVINCIALE DI GENOVA 
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16121 GENOVA 
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Notizie

FERIE 2020

LA SEDE RESTERA’ CHIUSA PER FERIE DAL 01 AGOSTO AL 31 AGOSTO 2020

SI POTRA’ ACCEDERE DAL 01 SETTEMBRE 2020 SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO 

LA SEGRETERIA

AVVISO

ALLA SEDE SI PUO’ ACCEDERE SOLO PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONANDO AL N. 010589082 DAL LUNEDI’ AL GIOVEDI’ DALLE ORE 10,00 ALLE ORE 12,00 E DALLE ORE 15,30 ALLE ORE 17,00

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RASSEGNA STAMPA

Legge di Bilancio. Ultime votazioni al Senato per il via libera della Commssione – Arriva Fondo da 50 milioni in due anni per risparmiatori danneggiati da banche e finanziarie

Via libera al superticket, bonus bebè ridotto ma stabilizzato

ROMA
Mini-taglio del super-ticket sanitario con la creazione di un fondo di 60 milioni in via strutturale per la riduzione della quota fissa sulla ricetta al fine di consentire una maggiore equità e agevolare l’accesso alle prestazioni sanitarie da parte di specifiche categorie di soggetti vulnerabili. Stabilizzazione del bonus bebè che viene però ridotto a 480 euro annui (40 euro al mese) dal 2019 almeno fino al 2020 mantenendo l’assegno a 960 euro annui per le sole mensilità del 2018 e con un ulteriore paletto: l’agevolazione spetterà solo fino al compimento del primo anno di età del neonato e del bambino adottato e non più fino all’età di tre anni. Istituzione del nuovo Fondo di ristoro finanziario destinato a risarcire i risparmiatori rimasti vittime di «danno ingiusto» per il crack delle banche con una dote iniziale di 25 milioni l’anno per il biennio 2018-2019 (in tutto 50 milioni). Sono queste le principali novità contenute in emendamenti e sub-emendamenti (anche con versioni riformulate) al disegno di legge di bilancio andate in votazione in commissione Bilancio al Senato nel rush finale per sottoporre oggi il testo all’Aula, dove il Governo ricorrerà alla fiducia che arriverà domani.
Nel corso di una lunga giornata, sempre all’insegna degli stop and go, per i continui tira e molla nella maggioranza (e anche con l’opposizione) per spartirsi le ultime risorse disponibili per ritocchi dell’ultima ora. E così è arrivato il via libera alla destinazione di 1,5 milioni l’anno dal 2019 per la stabilizzazione della Scuola sperimentale di dottorato internazionale Gran Sasso science institute (emendamento Pd), al rifinanziamento di 4 milioni per gli italiani all’estero (sempre proposta Pd) e a un altro pacchetto di correttivi di Ala come quello che prevede lo stop alle rate in scadenza nel 2018 e nel 2019 dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti ai Comuni di Ischia colpiti dal sisma dello scorso agosto.
Tra gli ultimi emendamenti arrivati al voto quello di Karl Zeller (gruppo Autonomie) che fa scattare la riapertura per l’assegnazione agevolata dei beni ai soci e per la trasformazione delle società semplici. L’imposta sostitutiva potrà essere applicata per le operazioni poste in essere successivamente al 30 settembre 2017 ed entro il 30 settembre 2018. Per i pagamenti rateali le nuove date sono fissate al 30 novembre 2018 ed al 16 giugno 2019. Lo stesso emendamento riapre i termini per l’estromissione dei beni posseduti dall’impresa al 31 ottobre 2017: si potrà versare l’imposta sostitutiva su tutte le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2018 al 31 maggio del prossimo anno. Gli effetti dell’estromissione dei beni decorreranno dal 1° gennaio 2018 e le due rate per chi dilaziona il versamento sono fissate al 30 novembre 2018 e al 16 giugno del 2019.
Tra i correttivi approvati anche il mini-pacchetto Comuni con un più graduale accantonamento nel tempo al bilancio di previsione del Fondo crediti di dubbia esigibilità e i ritocchi su fabbisogni standard e fusioni di piccoli Comuni. Nasce poi, su proposta del Pd, al ministero delle Infrastrutture un Fondo progettazione per il cofinanziamento di progetti degli enti locali per la messa in sicurezza di edifici e strutture pubbliche con una dote di 30 milioni l’anno dal 2018 al 2030.
Tra le modifiche approvate in serata la possibilità di finanziare la misura “resto al sud” con i programmi operativi nazionali. Diminuiscono, poi, gli obblighi e le sanzioni per i call center utilizzati per servizi di contatto telefonico con la clientela non esternalizzati. Per le scuole arriva la proroga dei servizi di pulizia fino a tutto il 2019, la possibilità per i Comuni di mettere “fuori bilancio” i mutui contratti per l’ediliza scolastica e una deroga per l’ammissione al concorso dei dirigenti scolastici. In materia di graduatorie è arrivata con un subemendamento al “milleproroghe” la misura di scorrimento delle graduatorie per i concorsi della Pa e per forze di polizia, vigili del fuoco, dipendenti degli enti pubblici economici (agenzie incluse), segretari comunali ed enti di ricerca.
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Marco Mobili
Marco Rogari

CASSAZIONE – SUPERCONDOMINIO

Cassazione: non serve l’approvazione dell’assemblea per la nascita del supercondominio

Se più condomini hanno alcune cose in comune il supercondominio viene in essere per legge

Non serve alcune approvazione dell’assemblea per costituire unsupercondominio. Lo ha stabilito la corte di Cassazione con sentenza 15/11/2017, n. 27094.

Come accade anche per il normalecondominio, il supercondominio “viene in essere ipso iure et facto, se il titolo non dispone altrimenti, senza bisogno d’apposite manifestazioni di volontà o altre esternazioni e tanto meno d’approvazioni assembleari“, spiega la Corte. E’ sufficiente a tal fine che “singoli edifici, costituiti in altrettanti condomini, abbiano in comune talune cose, impianti e servizi legati, attraverso la relazione di accessorio e principale, con gli edifici medesimi“.

La vicenda ha avuto inizio da una impugnazione di una delibera assembleare di cui assumeva la nullità perchè adottata in violazione di norme imperative di legge, del regolamento di condominio.

Il Tribunale Milano aveva accolto in parte l’impugnazione mentre in appello, la sentenza di primo grado veniva parzialmente riformata.

Il caso finiva dunque in Cassazione dove gli Ermellini, nel respingere il ricorso hanno evidenziato che la sentenza impugnata ha correttamente affermato che l’intero complesso è costituito da una “pluralità di palazzi che utilizzano alcuni servizi in comune con ciò ricalcando puntualmente il paradigma delsupercondominio“.

Testo sentenza Cassazione n.27094/2017 

REDDITO D’INCLUSIONE – RASSEGNA STAMPA

Chiarimenti per il Reddito d’inclusione

Con il messaggio n. 4636/17, pubblicato ieri, l’Inps ha fornito le prime indicazioni sulle specifiche tecniche richieste per la trasmissione telematica delle domande di Rei da parte degli enti preposti. Il reddito d’inclusione (Rei) costituisce la nuova misura unica nazionale di contrasto alla povertà introdotta dal Dlgs 147/17 e che essa prenderà il via dal 1° gennaio 2018. Possono accedere al Rei i soggetti con reddito Isee non oltre 6mila euro e reddito disponibile (Isr) non superiore a 3mila euro in possesso di immobili, diversi dalla prima casa di abitazione, per un valore Imu non oltre 20mila euro e di un patrimonio mobiliare non oltre 6mila, con un incremento di 2mila euro per ciascun membro della famiglia oltre il primo fino ad un massimo di 10mila euro.
Il Rei è concesso dall’Inps, previa presentazione di un’apposita domanda presso specifici punti d’accesso individuati a livello comunale o di ambiti territoriali e sulla base di un modello predisposto dallo stesso Istituto. Nel messaggio di ieri si chiarisce che in attesa della circolare contenente il modulo della domanda, l’Inps mette a disposizione in un allegato le specifiche per la trasmissione delle domande con l’indicazione dei tracciati utilizzabili.
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M.Piz.

EQUO COMPENSO – RASSEGNA STAMPA

Decreto fiscale. Così i professionisti si difendono anche dalle clausole vessatorie nei rapporti con banche, assicurazioni, grandi imprese e pubbliche amministrazioni

Equo compenso, due anni per fare ricorso

Il termine decorre dall’entrata in vigore della legge di conversione: sono compresi i contratti in corso

Il termine di 24 mesi a disposizione dei professionisti per chiedere al giudice l’annullamento delle presunte clausole vessatorie o l’adeguamento del presunto compenso non equo decorre dall’entrata in vigore delle nuove norme. È questa una delle novità della disciplina dell’equo compenso, che aggiorna i rapporti tra professionisti e clienti “forti”, contenuta nel decreto fiscale ora all’esame della Camera dopo aver avuto il primo ok del Senato.
La norma
In base al nuovo articolo 13-bis, comma 9, della legge 247/2012, l’azione diretta alla dichiarazione di nullità delle clausole vessatorie contenute nelle convenzioni stipulate tra avvocati e imprese «è proposta, a pena di decadenza, entro ventiquattro mesi dalla data di sottoscrizione delle convenzioni medesime».
Il comma 10 dello stesso articolo 13-bis dispone quindi che il giudice, se accerta «la non equità del compenso e la vessatorietà di una clausola», dichiara la nullità di quest’ultima e determina il compenso dell’avvocato in base ai parametri previsti da decreto del ministro della Giustizia.
Il decreto fiscale non chiarisce se la norma che prevede il ricorso al giudice per far valere la nullità riguardi anche i contratti in corso. Si deve, quindi, aver riferimento al principio generale di irretroattività delle leggi, che impedisce l’applicazione di una nuova disciplina non solo ai rapporti giuridici già esauriti al momento dell’entrata in vigore di una legge, ma anche a quelli sorti anteriormente e ancora in vita. Regola, questa (che si fonda sul principio della certezza del diritto), ribadita dalla Cassazione con la sentenza 10436/2002, pronunciata in un giudizio in cui era in discussione l’efficacia temporale della normativa sulle clausole vessatorie, introdotta nel Codice civile dalla legge 52/1996.
Le clausole vessatorie
In generale, si considerano vessatorie, ai fini di quanto disposto dall’articolo 13-bis, le clausole contenute nelle convenzioni unilateralmente predisposte da clienti “forti” (banche e assicurazioni), che determinano, «anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato».
In ogni caso, sono vessatorie, «salvo che siano state oggetto di specifica trattativa e approvazione», le clausole che impongono all’avvocato di anticipare le spese della controversia, rinunciare al rimborso delle spese o accettare termini di pagamento superiori a sessanta giorni dalla data della richiesta. O, ancora, quelle che permettono al cliente di rifiutare la forma scritta degli elementi essenziali dell’accordo, modificare unilateralmente le condizioni del contratto o pretendere prestazioni aggiuntive a titolo gratuito; queste ultime due clausole sono sempre considerate vessatorie, a prescindere da trattativa e approvazione.
I soggetti interessati
Le nuove regole nascono a tutela, innanzitutto, degli avvocati. La legge di conversione del decreto fiscale estende quindi le disposizioni dell’articolo 13-bis della legge 247/2012 alle prestazioni rese dai professionisti di cui all’articolo 1 della legge 81/2017, e cioè alle attività relative a rapporti di lavoro autonomo previsti dal Codice civile. Con un monito finale alla Pa, che è chiamata a garantire l’equo compenso a tutti i soggetti a cui conferisca incarichi professionali.
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Antonino Porracciolo

BONIFICI ISTANTANEI

Parte la «rivoluzione» dei bonifici istantanei

Al via le operazioni in tempo reale: trasferimento in 10 secondi di somme fino a 15mila euro fra le banche aderenti

La rivoluzione è finalmente iniziata. Da ieri – come da programma – è infatti divenuto operativo il sistema del servizio Sepa Instant Credit Transfert (Stc Inst), ossia un sistema paneruopeo di pagamenti in tempo reale. In altre parole, sarà possibile effettuare un pagamento tramite bonifico in tempo reale (meno di 10 secondi), 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno; il tutto con una notifica immediata che conferma il buon esito della transazione, senza possibilità di revoca e con la disponibilità immediata del denaro sul conto del beneficiario. Inizialmente sarà possibile effettuare trasferimenti di denaro per un massimo di 15mila euro, limite che potrebbe essere alzato nel prossimo futuro. Il tutto viene gestito dalla piattaforma RT1 di Eba Clearing, sviluppata dall’italiana SIA, leader europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici nelle aree, appunto, dei pagamenti.
Eba Clearing, provider di infrastrutture di pagamento controllato da 52 delle maggiori banche operanti in Europa, ha infatti annunciato ieri l’avvio del servizio, al quale hanno per ora aderito 17 banche di otto Paesi europee, di cui tre italiane, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Sella. Nel giro di un anno si prevede che almeno altri 500 Psps (ossia fornitori di servizi di pagamenti) aderiranno all’iniziativa. Con vantaggi concreti per aziende e privati.
Chiaramente il servizio è appena partito e per la sua piena operatività sarà necessario attendere qualche mese. Le banche infatti dovranno aggiornare i propri sistemi operativi, assicurarsi la connettività, testare il prodotto. Intesa Sanpaolo, per esempio, ha reso disponibile il servizio solo per alcuni clienti, ma nel giro di poche settimane prevede che gran parte della clientela possa essere abilitata. «La macchina è pronta, ma serve gradualità», ha commentato ieri un portavoce dell’istituto. E i prezzi sono contenuti: 60 centesimi in più rispetto al costo (1 euro) di un bonifico tradizionale (chiaramente effettuato online).
L’inziativa è nata qualche anno fa e si è concretizzata nel febbraio del 2017, quando Eba Clearing e SIA firmarono una lettera di intenti per la realizzazione di una infrastruttura tecnologica pan-europea proprio per gli instant payments. All’inizio di quest’anno poi a Milano Eba Clearing e SIA annunciarono la prima fase di test assieme a 28 banche europee in vista del debutto ufficiale programmato proprio per il 21 novembre.
Proprio per assistere le banche e gli altri Psps, ieri l’azienda italiana ha lanciato un nuovo prodotto, SIA EasyWay. Si tratta di una piattaforma digitale che consente di gestire a livello europeo sull’infrastruttura RT1 i pagamenti istantanei nonchè tutti gli altri strumenti di pagamento e incasso Sepa, l’Area unica dei pagamenti in euro. SIA EasyWay, tramite la rete SIAnet (che garantisce collegamenti sicuri e ultraveloci), fornisce infatti l’accesso a RT1 ed è predisposta anche per connettere tutte le altre Automated clearing house europee e le future piattaforme di pagamenti istantanei.
Insomma, l’instant payment è ormai una realtà ed è stata resa possibile anche dal lavoro di SIA, un azienda tutta italiana di emanazione bancaria, controllata indirettamente da Cdp, partecipata da Poste Italiane e guidata da Massimo Arrighetti. Un settore in rapidissima espansione che ogni giorno vede nascere un nuovo player. Giusto ieri è stata presentata un’altra piattaforma, anch’essa italiana, dedicata ai bonifici istantanei da parte di Nexi, leader dei pagamenti digitali in Italia, che prevede il regolamento nel sistema di compensazione della Banca d’Italia Bi-Comp che è stato aperto a questa tipologia di operazione. La piattaforma di Nexi è stata sviluppata in conformità alle specifiche del nuovo schema “Sct inst” definite dall’European Payment Council a livello europeo, in partenza contemporanea in tutta Europa da ieri. E l’accordo con Eba Clearing consentirà l’interoperabilità con la piattaforma europea. Creval, banca pilota, oggi pomeriggio effettuerà i primi test, e verrà seguita da Banca Monte dei Paschi di Siena.
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Balduino Ceppetelli

ANATOCISMO BANCARIO – RASSEGNA STAMPA

Banche. Il provvedimento dell’Antitrust

Non sanzionabile l’anatocismo applicato fino a settembre 2016

L’Antitrust ha comunicato (si veda «Il Sole 24 Ore» del 18 novembre) di aver sanzionato tre banche per pratiche commerciali scorrette nell’acquisizione, da clienti consumatori, di autorizzazioni preventive all’addebito degli interessi esigibili. Ma non per aver applicato l’anatocismo dal 2014 fino al 30 settembre 2016, prima quindi dell’entrata in vigore (1° ottobre dello stesso anno) delle disposizioni attuative dell’articolo 120, comma 2, del Tub, emanate il 3 agosto 2016 con decreto del ministero dell’Economia per conto del Cicr. Entrambi i comportamenti sono stati oggetto dei procedimenti istruttori attivati dall’Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato), anche se il comunicato stampa dell’Antitrust diffuso il 17 novembre si limita ad illustrare le motivazioni delle sanzioni comminate.
Considerato che l’anatocismo bancario (vale a dire il calcolo degli interessi sugli interessi da parte delle banche) è possibile dal 1° ottobre 2016 soltanto se il cliente autorizza preventivamente l’addebito annuale in conto degli interessi (esigibili il 1° marzo dell’anno successivo), alle banche è stata addebitata una condotta scorretta, in base agli articoli 24 e 25 del Codice del consumo, nell’acquisire le autorizzazioni preventive, in quanto finalizzata a limitare la libertà di scelta del consumatore. Di fatto, presentando il rilascio dell’autorizzazione come modus operandi ordinario e attuando comportamenti coercitivi in svariati modi, dalle pressioni alla firma di moduli personalizzati privi di opzioni, fino alla predisposizione di pop-up internet vincolanti. Oppure, enfatizzando il rischio di segnalazioni ai sistemi di informazioni creditizie, ma omettendo di informare i clienti che l’addebito in conto degli interessi, in caso di sconfinamento o scoperture, comporta di solito l’applicazione di peggiori condizioni economiche, come la commissione di istruttoria veloce e un maggior tasso debitore extra-fido.
Per l’istruttoria l’Agcm ha richiesto anche il parere all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la quale, valutando le specifiche modalità utilizzate tramite internet per l’acquisizione dei consensi, ha convenuto trattarsi di uno strumento idoneo ad influenzare significativamente la pratica scorretta.
Come precisato nei tre provvedimenti (PS10790, PS10791 e PS10792), l’Agcm ha chiesto il parere di Banca d’Italia con riferimento alla capitalizzazione degli interessi debitori effettuata dalle banche dal 2014 fino al settembre 2016. L’Autorità di via Nazionale, nel parere rilasciato il 19 ottobre, ha precisato che gli intermediari erano tenuti ad applicare il divieto di anatocismo, al più tardi, con riferimento agli interessi maturati a partire dal 1° ottobre 2016. Ha inoltre sottolineato come nel valutare la condotta posta in essere dagli intermediari si debba considerare la complessità del quadro normativo di riferimento, l’eterogeneità delle posizioni assunte anche dalla giurisprudenza e le concrete difficoltà applicative della norma in assenza delle previste disposizioni attuative. Tali motivazioni sono state fatte proprie dall’Antitrust che, per tale comportamento indagato, ha riconosciuto che l’addebito di interessi anatocistici fino al 30 settembre 2016 non costituisce una pratica commerciale scorretta.
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Adriano Melchiori

RASSEGNA STAMPA – ABUSO EDILIZIO

Giurisprudenza. Il passaggio obbligato resta quello dell’ordinanza di abbattimento anche a distanza di anni

Piccoli abusi, rischio demolizione

Individuati dai giudici i casi di parziale difformità «sanabili» con sanzione

Di fronte a un abuso edilizio neanche il trascorrere del tempo può bastare a scongiurare la demolizione. In via generale, infatti, tutti gli interventi edilizi di un certo rilievo realizzati abusivamente sono destinatari di un provvedimento sanzionatorio di rimozione o di demolizione, che può intervenire anche a distanza di molti anni dall’esecuzione. Ciò in quanto, come affermato dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza del 17 ottobre scorso, n. 8 «non può ammettersi l’esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può in alcun modo legittimare». Inoltre, prosegue la pronuncia, si prescinde dalla responsabilità dell’attuale proprietario dell’immobile, potendosi applicare la sanzione demolitoria «anche a carico di chi non abbia commesso la violazione, ma si trovi al momento dell’irrogazione in un rapporto con la res tale da assicurare la restaurazione dell’ordine giuridico violato».
Sempre il Consiglio di Stato, con la sentenza 1484/2017, ha ribadito che anche per gli abusi minori, quali gli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire o dalla Scia, l’articolo 34 del Tu edilizia (Dpr 380/2001) prevede in via generale la demolizione, a meno che questa non determini un pregiudizio per la parte eseguita in conformità, nel qual caso può essere applicata una sanzione pecuniaria.
La mancanza di una compiuta definizione normativa della categoria delle opere eseguite “in parziale difformità” ha indotto il legislatore a fissare una soglia di rilevanza minima di queste variazioni, per cui in base al comma 2-ter non costituiscono illecito edilizio le «violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2% delle misure progettuali».
Oltre questa soglia, la parziale difformità si configura, secondo la sentenza, «quando le modificazioni incidano su elementi particolari e non essenziali della costruzione e si concretizzino in divergenze qualitative e quantitative non incidenti sulle strutture essenziali dell’opera».
La casistica è molto varia e nel concetto di difformità parziale sono stati fatti rientrare «gli aumenti di cubatura o di superficie di scarsa consistenza, nonché le variazioni relative a parti accessorie che non abbiano specifica rilevanza» (Tar Campania-Napoli, sezione II, sentenza 2931/2017), nonché i modesti aumenti di altezza di piano rispetto alla consistenza dell’edificio originariamente progettato e la diversa conformazione delle tramezzature interne (Tar Campania-Salerno, sezione I, 784/2017).
La possibilità di sostituire la sanzione demolitoria con quella pecuniaria, viene denominata fiscalizzazione dell’abuso (Consiglio di Stato 1476/2017) e riguarda solo l’ipotesi di parziale difformità da un titolo abilitativo comunque ottenuto e non anche i casi in cui l’intervento sia stato eseguito in assenza del titolo. La giurisprudenza ne ha quindi escluso l’applicabilità nel caso di un ampliamento sine titulo di un manufatto pur legittimamente realizzato (Cassazione penale, III, 16548/2016).
L’applicazione della sanzione pecuniaria non avviene d’ufficio. Anche in presenza di un abuso minore, l’ingiunzione di demolizione costituisce la prima e obbligatoria fase del procedimento repressivo e la possibilità di fiscalizzare l’abuso viene valutata discrezionalmente dalla Pa nella successiva fase di esecuzione del procedimento sanzionatorio (Consiglio di stato, sezione VI, sentenza 2681/2017) e potrà essere accordata solo se l’interessato abbia fornito una «seria ed idonea dimostrazione del pregiudizio sulla struttura e sull’utilizzazione del bene residuo» (Tar Campania-Salerno, sezione II, 933/2017).
La giurisprudenza amministrativa (Tar Campania-Napoli, sezione II, sentenza 2966/2017), ha sottolineato la diversità delle previsioni contenute nell’articolo 36 del Tu rispetto a quelle dell’articolo 34, pur se entrambe hanno il fine di evitare la demolizione degli abusi. La prima norma regola il rilascio di un permesso di costruire in sanatoria degli abusi, ma solo per interventi conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione, sia alla presentazione della domanda. La seconda condiziona l’applicazione della sanzione pecuniaria al fatto che la demolizione non possa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, senza che valga il principio della doppia conformità.
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Pagina a cura di
Donato Antonucci

L’ULTIMA PRONUNCIA Secondo il Consiglio di Stato l’ingiunzione ad abbattere l’opera non conforme può arrivare dopo molti anni dalla sua realizzazione

RASSEGNA STAMPA – SENTENZE

LE PRONUNCE 

01 NULLAOSTA URBANISTICo
Ai fini della valutazione di parziale difformità dal permesso di costruire occorre tener conto del complesso edilizio risultante dalle opere via via realizzate. L’articolo 34 del Dpr 380/2001 si applica anche alle opere edilizie del tutto prive di abilitazione urbanistica, se sono compenetrate rispetto ad altri manufatti realizzati in base a regolare titolo abilitativo
Tar Molise Campobasso, sezione I, sentenza 24 maggio 2017, n. 192
02 ASSENZA TITOLO
L’articolo 34 del Dpr 380/2001 (fiscalizzazione dell’abuso, 
ndr) non è applicabile per le opere realizzate in assenza di titolo abilitativo e non già in parziale difformità da esso. La mera circostanza che le opere si risolvano nell’ampliamento di un’opera preesistente non rende, difatti, applicabile l’articolo in esame, che presuppone vengano in rilievo non due autonomi interventi edilizi di cui uno (pregresso) sorretto da permesso di costruire e l’altro (successivo) privo di esso.
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 1° giugno 2016, n. 2325
03 AUMENTO CUBATURE
Il concetto di difformità parziale rispetto al permesso di costruire (articolo 34 Dpr 380/2001) si riferisce ad ipotesi tra le quali possono farsi rientrare gli aumenti di cubatura o di superficie di scarsa consistenza.
Tar Campania Napoli, sezione II, sentenza 1° giugno 2017, n. 2931 
04 ABUSI «fiscalizzati»
La regola, anche quando l’abuso edilizio consista nella semplice parziale difformità, è sempre la demolizione; a tale regola l’articolo 34, comma 2, pone un’eccezione, stabilendo che quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pecuniaria. Si tratta di un’ipotesi particolare di sanatoria, denominata (di solito) fiscalizzazione dell’abuso
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 30 marzo 2017, n. 1476 
05 NUOVO MANUFATTO
La possibilità di non eseguire la demolizione qualora possa derivarne pregiudizio per la porzione di fabbricato non abusiva, resta esclusa nel caso in cui le opere eseguite siano del tutto sprovviste del necessario assenso amministrativo.
Cassazione penale, sezione III, sentenza 16 giugno 2016, n. 16548
06 ORDINE DEMOLIZIONE
L’ordine di demolizione conseguente all’accertamento della natura abusiva delle opere edilizie è un atto dovuto e, in quanto tale, non deve essere preceduto dall’avviso ex articolo 7,legge 7 agosto 1990, n. 241, trattandosi di una misura sanzionatoria.
Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 5 giugno 2017, n. 2681 
07 PICCOLE MODIFICHE
È illegittima l’ordinanza di demolizione adottata ex articolo 31 Dpr 380/2001, nel caso in cui le difformità riscontrate dall’amministrazione comunale consistano in un modesto aumento di volume e di altezza di piano e in una diversa conformazione delle tramezzature interne.
Tar Campania Salerno, sezione I, 27 aprile 2017, n. 784
08 PREGIUDIZIO STRUTTURA
L’articolo 34, comma 2, Tu edilizia introduce una sanzione alternativa rispetto a quella demolitivo-restitutoria nel caso in cui la demolizione non possa avvenire senza incidere sulla stabilità dell’edificio nel suo complesso. La sanzione pecuniaria non configura ipotesi di sanatoria dell’abuso edilizio, ma contempera l’esigenza di ristabilire lo status quo ante con quella di assicurare la sicurezza pubblica.
Tar Campania Napoli, sezione VI, sentenza 3 maggio 2017, n. 2368 

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